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LA Knight, l’eroe che arriva tardi (ma arriva lo stesso)

  • Writer: sebastian febbo
    sebastian febbo
  • Oct 14
  • 4 min read

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Non è giovane. Non è un prototipo. Non è figlio di nessuno.

È arrivato quando sembrava troppo tardi, in un business che di solito ti mastica e ti

sputa via prima dei quarant’anni. Probabilmente non vincerà mai un titolo massimo e se mai dovesse vincerlo non sarà in grado sicuramente di regalarci una Run da inserire nell'albo dei migliori campioni, ma nonostante tutto

eccolo lì, col microfono in mano, a gridare “Yeah!” come se stesse risvegliando

un pubblico addormentato da anni.

LA Knight non è un miracolo o un miracolato. È la dimostrazione che, a volte, il talento vince anche

quando il copione dice il contrario.


L'ascesa inattesa


Se guardi il wrestling moderno, vedi performer perfetti sotto ogni aspetto: fisico

scolpito, movimenti calibrati, facce da copertina. Poi c’è LA Knight, che sembra dire:

“Scordatevi tutto, guardatemi parlare.”Non ha bisogno di mosse acrobatiche per farsi amare. Non ha bisogno di storyline

complesse o di spot continui sui social. Gli basta la voce, il carisma, la presenza

scenica. Una parola sua sul microfono e il pubblico esplode.È raro vedere un wrestler contemporaneo così "old school" e probabilmente dirò un eresia ma a me ricorda molto Stone Cold Steve Austin per la sua autenticità. E questo non è un caso. Dietro ogni grido, ogni smorfia, ogni “Yeah!” c’è un uomo che ha capito la magia del ring: non vincere a tutti i costi, ma essere ricordato.


La WWE non aveva grandi piani per lui. Non lo aveva scritto nei grandi albi del destino

del main event. Ma il pubblico, quello vero, rumoroso, impaziente, ha deciso di

sceglierlo.Perché LA Knight funziona dove molti falliscono: riesce a farti credere in lui. Ti fa

dimenticare la sceneggiatura, i copioni, le promo scritte da mille tavoli creativi. Quando

LA Knight è sul ring, il pubblico non fischia per sbaglio: si alza, urla, si diverte. E la

WWE, per una volta, ascolta.È raro che accada. In un mondo dove la fama si misura con i social, gli spot e le

storyline scritte da mani invisibili, LA Knight dimostra che l’overness può nascere da pura personalità, dalla capacità di dominare l’attenzione senza trucchi.


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L'eroe fuori tempo...per fortuna


Non è arrivato subito e sicuramente se fosse arrivato anche dieci o quindici anni fa sarebbe stato sormontato dai grandi nomi di adesso e probabilmente dimenticato, a fatto fatica, ha girato territori indipendenti, è stato ignorato,

deriso, messo in panchina. Ha visto altri diventare star mentre lui restava nell’ombra. Ma è arrivato, lo stesso. E quando è arrivato, lo ha fatto a modo suo: niente compromessi, niente artifici. Solo carisma, ironia e un po’ di arroganza , quella che ti

fa gridare “Yeah!” come se fosse la cosa più naturale del mondo. In un’epoca di performer perfetti ma spesso senza anima, LA Knight è un promemoria: non conta quando arrivi, conta come arrivi. E il pubblico lo sa. E lo celebra.



Se il wrestling è spettacolo, LA Knight è un artista.

Non stiamo parlando di mosse spettacolari o di finishing complessi, ma di parole che

tagliano, che si imprimono nella memoria, che ti fanno ridere, urlare, tifare.Ogni promo è un piccolo capolavoro: una frase, un gesto, uno sguardo. La gestualità è minimale ma potentissima: basta il modo in cui alza un sopracciglio o la precisione di

una pausa per trasformare una frase banale in un momento iconico.E se a qualcuno sembra troppo semplice, beh… è perché non hanno mai visto la vera

potenza del carisma genuino. Il ruolo del carisma nel wrestling moderno,




Il caso LA Knight ( si perché si parla di caso da analizzare) è significativo perché ci ricorda quanto il wrestling moderno possa essere artificiale, ma allo stesso tempo quanto la personalità pura possa risolvere ogni

equazione. In un’epoca dominata da storyline elaborate, social media e “push decisi a tavolino”,

LA Knight mostra che un wrestler può crearsi una strada da solo, sfruttando l’attenzione

del pubblico. È il vecchio concetto di “overness” portato al massimo livello: la gente lo vuole vedere

vincere, applaude le sue promo, si emoziona davanti alla sua presenza scenica. E quando il pubblico decide, anche i creativi sono costretti ad adattarsi.



Perché ci piace


Ci piace perché sfida le regole non scritte di un mondo dove tutto è calcolato.

Ci piace perché non ha paura di sembrare “vecchio stile” in un’epoca che ama la plastica e che probabilmente non vivà giorni di gloria come quelli passati, Ci piace perché ci ricorda che anche quando il tempo sembra scaduto, puoi ancora fare

la differenza. LA Knight non è solo un wrestler. È un messaggio: la personalità vince sempre. Il

carisma vero non ha scadenza. E il pubblico, alla fine, non mente mai. in conclusioneNon è arrivato al primo round, né al primo main event. Non era l’eroe scritto sulle pagine della WWE. Ma è arrivato.

E quando LA Knight parla, quando grida il suo “Yeah!”, il mondo del wrestling si ferma.

Perché la magia del ring non è nelle mosse, nelle cinture o negli spot, ma nel momento

in cui un uomo riesce a catturare il pubblico con la sola forza della sua presenza.

LA Knight è quell’uomo. E la WWE, volente o nolente, non potrà più ignorarlo.

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